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Re e regine del remo: tra storia e leggenda

di Giorgio Crovato.

Lo speciale titolo di re del remo o di regina del remo merita una spiegazione più approfondita con l’aiuto della ricerca storiografica. Le regate veneziane hanno vissuto, nella loro particolare conformazione, la medesima evoluzione storica delle feste popolari sorte a vario titolo nella società europea. Tuttavia, l’originalità dell’elemento (l’acqua) e dello strumento (la barca tipica) hanno connotato ulteriormente la festa tradizionale.

Nella voga veneta la gondola al posto del cavallo

Se il cavallo padroneggia nelle giostre e nei tornei delle città di terraferma, è la gondola ad assumere in laguna il ruolo di protagonista. E’ curioso sottolineare che la gondola si afferma progressivamente come mezzo di comunicazione e di festa quando scompare definitivamente l’uso del cavallo nelle isole che formano il comune veneziano (con Rialto e San Marco in testa).

Barcaroli: il mestiere più diffuso

Poco cambia nel tempo la modalità di voga: in piedi, guardando davanti, alla veneziana, una tecnica adatta alle tranquille acque della laguna (meglio delle lagune, considerando Caorle e Marano) e dei fiumi circostanti. Chi organizza, chi gareggia, chi partecipa alla festa caratterizza l’ambito storico nel quale si svolge lo spettacolo e ne rappresenta il tessuto sociale. Venezia, con le sue feste (cortei, freschi, regate) celebra se stessa e afferma la sua peculiarità di civiltà anfibia. Se in epoca medievale sono le apposite magistrature, la speciale formazione marinara dei giovani e le galee a marcare l’evento, poco più tardi e lungo tutta la vita della Serenissima sono invece i barcaioli (il mestiere più diffuso), uomini e donne, gli attori dello spettacolo, attraverso l’abile regia dei patrizi, che ostentano in questo modo la loro posizione sociale, offrendo ai cittadini e al mondo esterno un’immagine di benessere, forza e gioiosa convivenza sociale.

Non cambia molto neppure in epoca contemporanea. Ai nobili si sostituiscono cittadini e borghesi organizzati in comitati e, dal secondo dopoguerra, sono i funzionari dell’amministrazione pubblica locale a farsi carico della festa, dell’evento remiero (almeno per le regate più importanti ormai diventate classiche). I regatanti provengono il più delle volte dalla categoria dei gondolieri anche se altre professioni (per esempio i pescatori) contribuiscono sensibilmente nella presenza alla competizione e nella affermazione di talenti e campioni. Per le donne la provenienza è da ricercarsi in particolare tra le ortolane. La partecipazione del pubblico alla festa è da sempre democratica, non esclude nessuno. Palazzi, fondamente, barche ricche e povere sono le tribune esclusive o popolari da dove si ammirano i propri beniamini e si diventa protagonisti dell’evento. Bacino e Canal Grande prima, isole, canali della terraferma veneziana più tardi, sono gli spazi della festa.

I campioni e le campionesse: idoli locali

Un aspetto interessante lo riveste il campione o la campionessa, il regatante o la regatante vincenti e affermati. Gli uomini e le donne che vincono diventano dei miti popolari che meritano di essere celebrati e immortalati. Il ritratto è d’obbligo, anche la poesia e la prosa accompagnano nella memoria e nella storia l’emozione della gara, il gesto del regatante o della regatante che si trasformano in idoli locali. Per nostra fortuna i quadri e le poesie si conservano e rappresentano anche oggi, a distanza di secoli, la testimonianza dei protagonisti delle regate.
Non sono molto frequenti (come uno normalmente s’immagina) le competizioni durante la storia della Serenissima, rivestendo essere la caratteristica di festa eccezionale e non organizzata con una cadenza prestabilita.

1967-12La continuità inizia nell’Ottocento, quando si diffonde il concetto di sport. Le regate diventano un’occasione di festa sia per celebrare la propria identità (di popolo della laguna) sia per offrire uno spettacolo tradizionale al foresto. Viene meno, temporaneamente, la partecipazione femminile, in linea con i tempi che allontanano le donne dalle competizioni, riservate in esclusiva ai gondolieri (all’epoca tutti rigorosamente maschi). Oltre al ritratto (o alla poesia o alla fotografia in posa) gli appassionati delle regate vogliono qualcosa di più. Per il super eroe che non delude e si conferma nel tempo vincitore alla regata più importante, in Canalazzo, è prevista una incoronazione particolare. Non c’è una regola scritta tramandata. Sono probabilmente i gondolieri a ricordare, di generazione in generazione, questa pratica. Non è chiaro neppure dopo quante volte continuativamente il campione ha diritto all’alloro. Tre, quattro, cinque conquiste della bandiera rossa a Ca’ Foscari?

1952-07Alla fine dell’Ottocento, quando Luigi Zanellato conquista la sua quarta vittoria consecutiva (nel 1881 in coppia con Francesco Balbi, nel 1889 in coppia con Pasquale Maddalena, e nel 1890 e 1891 in coppia con il fratello Francesco) i compagni gondolieri, la fradelanza del traghetto di San Gregorio (come lavora Luigi), rispettando un’antica costumanza, offrono al campione una corona di lauro con bacche d’oro. Qualcuno si ricorda dello stesso gesto in onore di Pietro Marchiori Miani che vince per tre volte consecutive tra il 1841 e il 1844 (nel 1842 la regata viene sospesa). Qualche anno più tardi (nel 1912) l’impresa di Luigi Zanellato (che vince assieme al fratello anche nel 1892) viene ricordata da Gino Bertolini nella sua nota opera che tratta le categorie sociali veneziane nella vita contemporanea e nella storia. Scrive Bertolini: «è tradizione che, conseguiti quattro primi di fila si debba incoronare il campione. Nel giorno della suprema prova magistrale Luigi Zanellato ebbe infatti la ghirlanda d’alloro. Gliela recinse il presidente della Società dei gondolieri, l’ottimo commendator Domenico Fadiga. Ma doveva essere il sindaco di Venezia a incoronare Luigi Zanellato – presente tutto il popolo». Nella stessa opera Bertolini si sofferma sulle qualità di regatante di Zanellato, non trascurando gli altri campioni dell’epoca, in particolare Luigi Zatta e l’allora emergente Arturo Cucchiero Scuciaro.

I re e le regine del remo di voga veneta

Sarà questo evento a suggerire agli attenti funzionari dell’assessorato al Turismo o forse ai cronisti del «Gazzettino», nel 1951, di riprendere “l’antica costumanza”, invitando gli organizzatori della Regata Storica a premiare la coppia

re del remoAlbino Dei Rossi Strigheta e Marcello Bon Ciapate, vincitori per la quinta volta consecutiva della regata sui gondolini. Scrive «il Gazzettino»: «questa volta Strigheta e Ciapate ricevono qualcosa di più: l’ambito alloro che per cinque volte consecutive consacra i regatanti campioni assoluti del remo».
Vent’anni dopo, nel 1973, l’onorificenza viene conquistata da Giuseppe Fongher e Sergio Tagliapietra Ciaci. Non si parla di re del remo ma di campioni entrati nella leggenda. Il titolo re del remo appare sulla stampa per la prima volta nel 1981 quando sono Palmiro Fongher e Gianfranco Vianello Crea a vincere la regata. Questo il titolo del «Gazzettino»: «il quinto trionfo consecutivo in Canal Grande consacra Palmiro e Crea con la corona d’alloro di re del remo». Da questo momento con ci saranno più nuovi “re” ma soltanto “regine”. Sono infatti le campionesse Anna Mao e Romina Ardit a conquistare nel 2002 il titolo (per la prima volta nella storia delle regate) di regine del remo e nel 2013 sono Luisella Schiavon e Giorgia Ragazzi a conquistare l’ambito riconoscimento. Forse sorride da lassù Maria Boscola da Marina, indiscussa campionessa del Settecento.