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Donne e regate, dalle origini di Venezia ad oggi

di Giorgio Crovato.

La presenza femminile alle regate è provata, almeno per quanto riguarda il Canal Grande, dalla seconda metà del Quattrocento e perdura per tutta la vita della Serenissima.

Forse è un’ulteriore conferma della maggiore «libertà» (nel campo del diritto come in quello della cultura) che godevano le lagunari rispetto alle donne di altre nazioni e culture. Non risultano analoghe presenze «sportive», con l’eccezione delle cavallerizze, ad esempio quelle inglesi, comunque riservate alle donne della classe nobiliare.

Nell’antichità, considerando la vocazione della comunità lagunare a rivolgersi verso est, ai bizantini in particolare, è ipotizzabile un impulso derivante dalla cultura greca accanto a quella latina. In Grecia infatti era piuttosto frequente la partecipazione delle donne a competizioni sportive, mentre a Roma no.

La differenza era dovuta alla diversa importanza che lo sport aveva nelle due società:

  • in Grecia era un’attività connessa ai valori morali e religiosi e praticata quindi da ogni fascia sociale,
  • a Roma era mero intrattenimento e praticata in pubblico solo dalle classi inferiori per divertire quelle superiori, o da quelle superiori in privato.

I premi in denaro equivalenti agli uomini durante la Serenissima

Durante il periodo della Serenissima va rilevato un altro aspetto: forse è prematuro parlare di emancipazione femminile ante litteram, ma il fatto che i premi in denaro (rilevabili dalle Relationi) fossero dello stesso valore sia per i regatanti sia per le regatanti non sembra un aspetto trascurabile da punto di vista della storia sociale. Tornando ai tempi moderni, con le ottocentesche amministrazioni austriaca e francese, le donne non trovano più spazio nelle regate, forse ritenute retaggio da antico regime e poco in linea con moderni codici sui ruoli femminili. Qualcosa cambia con l’unificazione italiana. Alcuni tentativi di riproporre le regate femminili avvengono sul finire dell’Ottocento, anche se ancora prevale l’idea del folclore su quella sportiva.

Per tutti comunque, nel primo dopoguerra, riprende con vigore la tradizione delle regate e diventa un elemento di propaganda del regime fascista che incentiva a ogni livello, sia per professionisti sia per dilettanti, le gare di voga in piedi.

Donne e uomini, gondolieri e pescatori, operai e impiegati, civili e militari sono coinvolti in massa. Uno speciale «Palio» con regata conclusiva in Bacino di San Marco vede coinvolti tutti i mestieri e tutte le isole lagunari. Man mano che aumentano i venti di guerra per le donne però diventa sempre più difficile non essere relegate al ruolo esclusivo di madri e mogli.

Nel secondo dopoguerra il municipio di Venezia, motu proprio, si propone come organizzatore di quasi tutte le regate più importanti e tradizionali, sia maschili sia femminili. É un momento di cambio netto con il passato.

Il numero di barche in regata, 10 come gli stazi cittadini

Così come, un secolo prima, nel 1841, l’amministrazione asburgica, per andare incontro alle sollecitazioni popolari, codifica le competizioni in maniera più moderna, come l’indizione annuale dell’evento sul Canal Grande, che in precedenza aveva invece una cadenza incerta. Nell’occasione viene stabilito il numero di barche partecipanti per regata: nove equipaggi più una riserva; probabilmente in considerazione ai dieci traghetti cittadini (stazi) sul Canal Grande: Danieli, Molo, Dogana, Trinità, Santa Maria del Giglio, San Tomà, San Beneto, Carbon, Santa Sofia, Ferrovia, con un’attenzione particolare alla categoria dei gondolieri.

La colorazione dei gondolini, ovvero batelini, viene abbinata a un numero di riconoscimento, anche per vivacizzare e meglio regolamentare la competizione. La colorazione attuale risulta la seguente: 1-bianco; 2-canarin (giallo); 3-viola; 4-celeste; 5-rosso; 6-verde; 7-arancio; 8-rosa; 9-marron. La barca di riserva è colorata in rosso-verde.

Altra data importante il 1866.  Con l’annessione del Veneto al Regno d’Italia dei Savoia, pullulano con nuovo spirito patriottico le regate, anche all’esterno dello spazio più noto del Canal Grande. Se la gara più importante, quella in Canalazzo, è organizzata dal municipio di Venezia con il concorso, anche finanziario, di un apposito Comitato (al quale partecipano personalità delle categorie produttive veneziane), le regate «minori» si autofinanziano attraverso pubbliche sottoscrizioni aperte ai simpatizzanti residenti, nell’area parrocchiale o spesso in quella più laica dei frequentatori di osterie o dei circoli politici. Da questo momento prendono avvio le Regate di Murano e di Mestre e via via di tutte le altre località e isole della laguna.

Il dopoguerra, Pietro Soncin e la prima Vogalonga

Il 1946, come già ricordato, dopo i disastri della guerra, risulta rilevante, perché è il Comune veneziano che si fa carico in prima persona della ripresa e della riorganizzazione delle regate, dei freschi, dei cortei più noti. Dal 1951, in occasione della «Storica», alla sfida dei gondolini viene aggiunta la regata su caorline. È il dirigente dell’ufficio Sport e Turismo Pietro Soncin ad animare tutti gli eventi remieri, in sintonia con una nuova generazione di regatanti.

D’intesa con Giacomo Boscolo, originario delle Vignole, che in precedenza aveva riproposto a Mazzorbo le competizioni femminili, Soncin riporta anche in Canalazzo la regata delle donne, a partire dal 1953. L’evento però si esaurisce l’anno successivo a causa di un inconveniente ad una regatante. Probabilmente però prevale la cultura maschilista: padri, mariti, fidanzati non apprezzano la partecipazione delle «proprie» donne alle competizioni.
Infine, ultima data da rilevare, perché anche su questa si può parlare di un prima e di un dopo: il 1975, l’anno della prima Vogalonga. Da questo momento la voga in piedi ritrova una nuova stagione di sviluppo con la riscoperta (e il rispetto) dell’ambiente. Trattandosi di una manifestazione non competitiva e aperta a tutti sono numerose le donne che partecipano alla prima edizione della Vogalonga. E sono tante le ragazze che si avvicinano con passione alla voga veneta. Nel programma della «Storica» viene inserita dal 1976 una regata riservata ai giovanissimi, under 18, e dal 1977 ritorna la regata femminile dopo una prima importante iniziativa a Sant’Erasmo nello stesso anno, che riapre alle donne la partecipazione nelle gare previste in tutte le feste della laguna. È Benito Vignotto a riproporre la regata delle donne.

Anche sul tipo di imbarcazione tradizionalmente riservata alle regate femminili, la mascareta, si registra un sostanziale cambiamento. Le donne oggi vogano in tutte le tipologie di imbarcazioni lagunari: la Regata dell’8 Marzo si corre su caorline, la Regata di Murano su pupparini, la regata di Mestre su gondole.

Anche sul fronte delle regate alla vallesana la partecipazione femminile è sempre più consistente. Infine, nei bandi di gara di tante competizioni non viene più indicato il genere: è la conferma del progresso sociale. Finalmente!

 

Regata del mosto 2014

L’isola di Sant’Erasmo si trova al centro di un ideale triangolo formato da Murano, Burano e Punta Sabbioni ed è inclusa nel territorio del Parco della Laguna. L’isola da sempre  è conosciuta come l’orto di Venezia  una vocazione  storica che si è mantenuta tutt’oggi.

Cibo sano, carciofi ricchi di minerali e acqua buona per gli allenamenti: Sant’Erasmo è un’isola che ha prodotto generazioni di campioni. Così in passato molte delle regatanti più forti provenivano proprio da Sant’Erasmo ed era  il lavoro nei campi la loro prima palestra . Queste donne Margherita  Citon,  Pina Carrara, Lucia Bubacco, Nadia Donà, Rosella Busato, tutte  vincitrici della regata storica, vogavano prima per lavoro, per trasportare le sementi,  gli attrezzi,  gli ortaggi e solo dopo la sera, per svago e per sport.

La regata del mosto di Sant’Erasmo è nata per valorizzare la voga femminile

Sono state loro le protagoniste delle prime edizioni della regata del mosto, inserita oggi all’interno della festa dell’isola  una delle più autentiche  di Venezia, un  rito di fine estate che segna  anche la fine della stagione Remiera. La festa del mosto è organizzata  dal Comitato festeggiamenti di Sant’Erasmo in collaborazione con la Municipalità e i consorzi agricoli dell’isola. La mattina si svolge la benedizione di carri e trattori, seguono poi durante la giornata la pigiatura dell’uva , la regata mista su mascarete a due remi e in serata musica con la banda locale .

Uomini e donne uniti nella voga

La regata del mosto la mista (uomo/donna) di Sant’Erasmo è la prima del suo genere e sebbene non faccia parte del calendario comunale  è di grande prestigio, i partecipanti sono campioni e campionesse di primo livello  che accedono alla regata superate le selezioni a cronometro organizzate dal comitato della festa, in palio per tutti gli atleti una tanica di mosto e una medaglia d’oro. Questa regata nasce a metà degli anni 80 grazie a un idea  Benito Vignotto “veleno” grande regatante di Sant’Erasmo e promotore della voga femminile. Come lui stesso racconta a quel tempo le regate femminili avevano già raggiunto un buon livello e il suo proposito nell’ideare questa gara era quello di mettere a contatto le regatanti con i campioni in modo che essi potessero trasmettere loro le conoscenze interpretative dei percorsi delle correnti e del vento, oltre che stare a vedere le situazioni esilaranti che si sarebbero certamente create! Abbondano gli aneddoti a riguardo.

La classifica della regata mista 2014

Da segnalare i contatti tra le il Canarin (Schiavon-Vignotto) e il verde (D’este-Costantini) e tra le imbarcazioni rosso (Busetto-Enzo) e viola (Zane -Zane).

  • 1) Rosa Francesca Costantini -Tobia  Ballarin Silvestri
  • 2) Marron Giulia Tagliapietra – Damiano Allegretto
  • 3) Arancio Giuliano Pagan -Debora Scarpa
  • 4) Bianco Veronica dei Rossi – Tagliapietra Stafano
  • 5) Celesta  Franco dei Rossi – Angelica Villegas Alban
  • 6)Viola  Matteo Zane – Erika Zane
  • 7)Rosso Giuseppina Busetto-Giovanni Enzo
  • 8) Verde Alvise D’Este – Elisa Costantini
  • 9)Canarin Luisella Schiavon -Mattia Vignotto

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