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La vogalonga raccontata dai gemelli Crovato

di Giorgio e Maurizio Crovato.

La Vogalonga evoca una data importante, una cesura. Si può ora tranquillamente parlare di un «prima» e di un «dopo». Prima del 1975 la tradizionale voga in piedi era un’attività riservata alla categoria dei gondolieri, allo svago di qualche raro appassionato e alla nobile casta dei regatanti degli eventi remieri, in primis la Storica. Eventi organizzati dal Municipio di Venezia, che comunque aveva il grande merito di aver tutelato la tradizione e la storia, a partire dal 1946, negli anni difficili della ricostruzione non solo materiale della Nazione. Dopo la Vogalonga cambia il clima: la voga in piedi, come attività sportiva, si prende la rivincita sul più snob canottaggio e soprattutto restituisce ai cittadini quel patrimonio, quel «bene comune» che, citando Josif Brodskij, il letterato russo che amava la laguna, continua a «illuminare il cuore degli uomini».

vogalonga 2014|vogainrosa

Sul piano della storia personale la Vogalonga rappresenta gli anni Settanta, ovvero noi ventenni, quando Venezia contava 130 mila abitanti. Meno della metà di adesso, se consideriamo il solo centro storico. Per noi era una scommessa con il futuro. Una protesta a remi a favore della venezianità, a salvaguardia di tradizioni e modi di essere, e soprattutto un’occasione per arricchire la conoscenza e per crescere. L’Associazione Settemari, fondata due anni dopo, a seguito dell’entusiasmo della Vogalonga e della riscoperta delle «isole abbandonate», organizzò da quella data il premio di Veneziano dell’anno. Con entusiasmo e orgoglio possiamo ora affermare che siamo stati testimoni, accanto al coetaneo e ideatore della manifestazione, Paolo Rosa Salva, nonché nipoti affettivi di Toni Rosa Salva, il mitico organizzatore. Cambiò la nostra vita di gemelli veneziani con una prospettiva di dirigenti nella società (alla Rai e alla Cassa di Risparmio), mai però abbandonando gli studi, soprattutto storici e sociali attinenti alla laguna.

Venezia, 1 marzo 2014, Giorgio e Maurizio Crovato